COMUNICARE CON I FIGLI
di Chiara Svegliado

Oggi sono in molti a riconoscere la crescente importanza del ruolo cruciale del linguaggio e del modo in cui usiamo le parole, fondamentali per quanto riguarda la nostra capacità di creare relazioni umane di valore, fondate sul rispetto e non sulla critica. In particolare, se desideriamo migliorare la nostra capacità di essere genitori e di vivere relazioni con i nostri figli più costruttive, è necessario sviluppare un processo di comunicazione adeguato.
Un chiaro esempio di quanto è importante applicare i principi della comunicazione e le abilità di linguaggio nella vita quotidiana è offerto nella conversazione tra una madre e un bambino.
Immaginate che il figlio di tre anni stia cercando di tagliare una mela con un coltello affilato e che la madre gli si rivolga in questo modo:
“Posa quel coltello! ti taglierai un dito!”
“No, non mi taglierò!” ribatte il bambino.
“Certo che lo farai”!
Questo tipo di affermazione ottiene soltanto di rendere il bambino più determinato. “No! Non mi taglierò!”
“Lo farai eccome! Dammi il coltello”
“No!”
Il messaggio più efficace in questo senso potrebbe essere il seguente, naturalmente formulato con un tono privo di rabbia:
“quando ti vedo tenere in mano quel coltello provo paura. Mi preoccupo che tu possa tagliarti”.
Una comunicazione di questo tipo, contrariamente alla precedente, non è più un tentativo di criticare o di costringere all’obbedienza, ma chiarifica un bisogno e uno stato d’animo ad esso collegato:
“quando fai questo, io mi sento così. Voglio che tu lo sappia. Come reagisci a questo è una tua decisione”.
A questo punto è probabile che il bambino, dopo aver sentito la madre ripetere la sua preoccupazione con tranquillità, le consegni il coltello, senza arrabbiarsi né discutere.
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