New Age: terapia o truffa?

di Chiara Svegliado


                         


Il termine New Age ("nuova era") si riferisce a un movimento diffusosi a partire dal XX secolo nel mondo occidentale e caratterizzato da un approccio eclettico ed individuale rivolto all'esplorazione della spiritualità. Più che una nuova religione emergente, la New Age si può definire come una rete di ricercatori e gruppi spirituali, di maestri e terapeuti ed altre figure analoghe, un po’ bizzarre e a volte prive di professionalità.

Alcuni esempi di tecniche utilizzate da questi nuovi terapeuti sono: l’angelo-terapia, la meditazione di guarigione energetica, il massaggio dell’aura, la regressione alle vite precedenti, la comunicazione con l’aldilà, la terapia per i rapiti degli extraterrestri, le guarigioni con i cristalli…
Molte di queste terapie alternative non possono qualificarsi in Italia e non vengono svolte dai professionisti della mente. Di questa situazione ne fanno spese ogni anno centinaia di persone sofferenti, che vengono sfruttate economicamente, indotte a fare scelte di vita avventate, esposte ad abusi sessuali e traumi. A volte interviene l’effetto placebo ed il paziente percepisce un miglioramento, arrivando a convincersi delle proprietà curative del metodo. Tuttavia, i problemi che avevano portato la persona in terapia non sono stati risolti, anzi ne sono stati creati di nuovi, ma ormai la persona ha perso la speranza e la fiducia verso i terapeuti in generale e si rifiuta di cercare l’aiuto di cui avrebbe veramente bisogno.

Un merito però bisogna riconoscerlo: la New Age ha posto l’attenzione sulla persona piuttosto che sulla malattia, riscoprendo alcune verità spirituali ed energetiche. Alcune terapie alternative possono contenere delle profonde verità ed essere efficaci. I problemi nascono nel momento in cui chi opera non ha una sufficiente preparazione e si trova davanti problemi veri, spesso gravi, a cui appiccica le soluzioni standard della sua teoria. Buona parte di queste tecniche possono essere utili all’arricchimento personale e allo sviluppo di talenti e capacità creative; ma quando si parla di disagi psicologici ed esistenziali da sole non bastano: chi non ha effettuato una sufficiente formazione psicologica come può affrontare i problemi della psiche, data la scarsa conoscenza del suo funzionamento?   

Allora, perché quando si soffre si cercano strade alternative a quelle conosciute e sicure? Forse per lo stesso motivo per cui si sceglie di usare gli psicofarmaci quando non è necessario: la ricerca di una soluzione dall’esterno, rapida, che non comporti impegno emotivo né richieda di fare introspezione o di mettersi in discussione è molto più semplice da accettare.

E se volessimo invece scegliere un buon terapeuta, come possiamo riconoscerlo all’interno di questo mare magnum di ciarlatani?

Lo si riconosce per l’equilibrio e il modo professionale e maturo di agire. Un buon terapeuta non deve mai dare ordini al paziente ed esigere la sua totale obbedienza, ma deve aiutarlo a trovare strategie più razionali ed efficaci per affrontare la vita, approfondendo sempre la storia del paziente, fornendo un programma di intervento dettagliato, periodicamente verificato, comprensivo di obiettivi e di costi, evitando così ogni sopruso.

Perciò, quando ci accorgiamo che non ci vengono fatte molte domande e che ci viene cucito addosso un programma di intervento standard bisogna insospettirsi. Il fatto che un operatore si attacchi ad una sola teoria della personalità o del comportamento umano è dannoso. I problemi di ciascuno sono unici e ci possono essere più cause che determinano i disagi emozionali.

È importante essere più informati, più attivi nella scelta del proprio terapeuta e quest’ultimo deve essere in grado di fornire credenziali solide e non nascondersi dietro l’aurea della magia, dell’esoterismo o della spiritualità.


 

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